Simone Dulcis

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Dal 7 al 28 Aprile 2018 | Inaugurazione 7 Aprile ore 19.00

a cura di Efisio Carbone

"Allora esco e dipingo le stelle"

Van Gogh

 

 

Da qui voglio partire, dalla fine del lavoro, da quel momento in cui l'artista, poggiato il pennello e asciugato le mani sul canovaccio variopinto e sgualcito, guarda la tela tra il fumo di una sigaretta prossima a spegnersi.

Lei piena di colore , viva e brillante, lui stanco e vuoto. Lei smarrita col suo pezzo di cielo, guarda la volta del mondo; lui immobile, seduto sui piedi, la guarda così vicino da sentirne il respiro, così vicino che gli occhi di lei si chiudono col sonno di lui.

Cosa spinge un artista a creare? Risposta difficilissima, ma io so che per Simone Dulcis è qualcosa di autentico.

Oggi l’ultima produzione conferma più che mai questa certezza.

Nel suo percorso votato alla drammatica fisicità dell'Informale, il carattere saturnino lo ha portato ad un solitario viaggio spirituale, in una progressiva forma di ascesi che ha corrisposto alla costante e progressiva rarefazione dei mezzi e delle forme.

La tela è così diventata luogo su cui raccogliere le energie del sole, del vento, della pioggia e dello scorrere del tempo; paesaggi prima naturali e poi metafisici raccolti su cattedrali senza divinità, presenze che nelle volte barocche hanno trovato finalmente la forza pittorica e architettonica di congiungersi in spazi realmente illusori: qui emozione e ragione, uniti in un orgiastico parossismo, fanno tremare, dubitare, credere.

Su questi cieli Simone Dulcis muove i suoi colori lasciando che esplodano in delicatissime fusioni che sembrano non concedere più nulla al peso terrestre.

Almeno fino ad oggi.

Solo gli inquieti sanno com'è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza (Emily Jan Bronte).

Lo Spazio (In)visibile si fa teatro di queste tempeste mostrandoci un Dulcis rinnovato che, masticato ancora una volta il fango della vita, bacia la luce con le labbra macchiate. Il risultato è un equilibrio sapiente tra spirito e carne, tra mondi impensabilmente vicini eppure così veri da attrarre l'umanità tutta, nella sua fragile essenza di natura sofferente, in bilico tra la mortalità della carne e l'eternità del pensiero. In questo momento di solitudine cosmica sopravvive solo l'amore.

E così vanno guardate queste tele nate dall'amore: "come si amano certe cose oscure/ segretamente, tra l'ombra e l'anima". (P. Neruda, Sonetto XVII)

 

Efisio Carbone

 

Associazione Culturale Invisibile _ Via Barcellona 75 ,09100 Cagliari_c.f. 92143910922