Riverrun Performing Arts

IN EFFIGIE

progetto di Lorenzo Mori _ cura di Roberta Locci _ con Michela Atzeni

Aprile 2016

F IL U M

 

IN EFFIGIE è una performance che mette in relazione un luogo, un abito di donna e l’immaginazione creativa di chi li osserva. L’abito è un involucro vuoto, senza corpo visibile; ha delle fattezze che richiamano ciò che è un abito femminile nell’immaginario infantile e fiabesco. E’ vuoto ma presente: si muove, si siede, si distende, si ferma. E’ discreto e apparentemente poco ingombrante , se non fosse che, per il suo essere vuoto, si presta ad essere riempito di ogni possibile immaginario e racconto. Diviene presenza imbarazzante, famigliare, ossessione, capro espiatorio, sogno, oggetto di desiderio, nemico. Si delinea persino come personaggio: guerriera, santa, madre, amante, sorella, regina... come un conteni- tore è destinato a raccogliere pezzi di biografie, ad essere riempito di senso e memoria. E’ un‘ identità dipinta ad olio che non riesce a nascondere il suo “essere per la rappresentazione”, e contemporanea- mente non riesce ad esserlo completamente per colpa di quella faglia nel reale che la sua presenza vuota denota. A un tempo: crosta di colore rappreso, soggetto di un quadro e fantasma di stoffa. E’ una macchia, un interstizio che apre un interrogativo su ciò che comunemente definiamo “identità”. Un Habitus. Un abito, appunto, che deambula in uno spazio particolarmente sensibile a recepirne la molteplice natura: spazio di rappresentazione, resistenza alla dissoluzione, catalizzatore di memoria, canto di Orfeo, filo da rammendo per identità stramate.

 

 

VULTUS

 

Tra un cranio e una maschera c’è un volto. Il dentro di un fuori e viceversa e ciò che chiamo identità. L’abito è il volto, in lotta tra un dentro di carne e un fuori di maschera. Una membrana che diviene “gesto” a patto di essere scollato dall’atto umano (interno e nascosto) che lo genera. Un’idiosincrasia dell’atto: né bello, né significante (poiché fuori controllo) ma efficace. La sovversio- ne della via espressiva del teatro occidentale inibita sul nascere dalla condizione in cui è posto il performer: non potersi vedere da fuori. E’ nella resistenza del tessuto (e nell’impossibile postura di chi lo agisce) che si gioca la vera partita di questa performance: il delicatissimo equilibrio in cui ogni essere umano si colloca nel suo essere a un tempo vita vivente e traccia di qualcosa per qualcuno che “mi ri-guarda da fuori”. È Il contrario della maschera come ciò che doppiando l’identità la sancisce, la reifica. Qui la maschera letteralmente “fa fatica!”. Fatica a nascondere quel vuoto d’identità che la sottende, ma anche quella forza carnale che la anima. Tutto emerge e si imprime su un pezzo di stoffa dalle fattezze antropomorfe. Schermo, casa, prigione, scuola, soglia, chiesa, fabbrica, letto...

 

 

 

“In effigie” è un progetto di Lorenzo Mori sviluppato a più riprese a Cagliari. La performance cerca ora nuove residenze che la ospitino per approfondire la relazione tra un luogo, i suoi segni, la sua storia e i suoi fantasmi, nella forma della costruzione astratta di una biografia di donna.

Info: Riverrun Performing Arts

Associazione Culturale Invisibile _ Via Barcellona 75 ,09100 Cagliari_c.f. 92143910922