Maria Spissu Nilson

Tempus Edax Rerum

Dal dal 2 al 22  Dicembre 2016 |  Vernissage 2  Dicembre 2016, 0RE 19:00

a cura di Efisio Carbone

 

Tempus edax rerum, tuque, invidiosa Vetustas, | omnia destruitis, vitiataque dentibus aevi | paulatim lenta consumitis omnia morte.

O Tempo divoratore, e tu, invidiosa Vecchiaia, voi tutto distruggete e a poco a poco consumate ogni cosa facendola morire, rosa dai denti dell'età, di morte lenta

(Ovidio, Metamorfosi)

 

Lo sguardo è allucinato, il tema terribile. Così spietato il Saturno di Goya divora suo figlio appena nato in un’opera celebre realizzata per sé. Si tratta di un olio su intonaco, trasferito su tela su iniziativa del nipote, per cercare di arrestare il rapido deterioramento dovuto alla fragilità della materia. Ma forse era proprio nell’intenzione di Goya mostrare come il tempo tutto divorasse, opera compresa.

 

Lo stesso fragile intonaco sembra corrompersi e scalfirsi nelle bianchissime “pitture nere” di Maria Spissu Nilson abilissima studiosa di materie e parole che in questa serie di natura informale riesce, con strabiliante equilibrio e sintesi di mezzi, a presentare una sua personale riflessione su uno dei grandi temi della storia dell’uomo: il tempo.

Lo fa ricorrendo al mito, ricucendo la natura circolare e lineare di Cronos: ciclico, eterno, immutabile, il tempo delle stagioni che nel periodo della messe rinnova il suo significato fecondo: “Il tuo ventre è un mucchio di grano circondato da gigli”, leggiamo nel Cantico dei Cantici; un’origine e una fine, il tempo della storia, del progresso, dei popoli, della fede, è inciso in grandi epigrafi scavate come reliquie appartenute a quella Roma la cui grandezza venne riscoperta, in pieno Rinascimento, dapprima come monito alla natura effimera dell’uomo, poi come necessaria riscoperta delle proprie gloriose origini e, in fine, come struggente e malinconica lettura romantica delle vestigia di una civiltà estinta .

 

Il tempo divora tutte le cose perché è nella natura stessa delle cose mutare col tempo; una lettura scientifica a cui non si sottrasse il grande Leonardo che appuntò il verso di Ovidio in una delle pagine del mirabile Codice Atlantico, tra studi di macchine ed esercizi calligrafici. La sua interpretazione si palesa sugli sfondi chiaroscurali delle opere tra la bellezza immutabile dei ritratti e il divenire incessante degli elementi naturali.

Tempo assoluto e tempo relativo, il concetto si è evoluto nei millenni che separano Aristotele da Einstein. Oggi il tempo trova una sua espressione matematica che Maria Spissu Nilson rappresenta realizzando grandi stendardi ricoperti di formule difficilmente decifrabili rimandanti a riti iniziatici. E la mente vola alla Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma, tempio neopitagorico del primo secolo, celebre per i magnifici stucchi.

 

Ma il tempo è anche un dono tra i più preziosi che una società come la nostra, pronta a divorare tutto rapidamente, deve necessariamente riscoprire. L’artista lo fa affidando all’incipit di una poesia di Elli Michler il compito di chiudere la mostra con la forza di un sorriso amorevole.

 

Efisio Carbone

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