Lalla Lussu

CORTECCE

dal 10 Marzo al 1 Aprile 2017 |  Vernissage 10  Marzo 2017, 0RE 19:00

a cura di Giorgio Dettori ed Efisio Carbone

La mostra raccoglie e presenta una serie inedita di opere realizzate a partire dal 2012. Sarà possibile acquistare il catalogo in mostra, curato da Giorgio Dettori con i testi di Efisio Carbone

 

C’è un piacere nei boschi senza sentieri, c’è un’estasi sulla spiaggia desolata, c’è vita laddove nessuno s’intromette, accanto al mare profondo, e alla musica del suo sciabordare: non è che io ami di meno l’uomo, ma la natura di più.

(George Gordon Byron)

 

Ha sempre amato passeggiare sulle tracce di Diana, Lalla Lussu, in cerca delle orme della dea che prese il nome dalla  luce filtrata dalle fronde. Lei protettrice dei boschi, degli animali selvatici, ma anche della grazia delle donne dalla pelle candida, come quella di Dafne che si trasformò in corteccia nel mito immortalato dallo scalpello di Bernini.

 

Lalla Lussu pittrice en plein air, attenta osservatrice dei luoghi, li attraversa in termini fisici mentre, in termini metafisici, lascia che siano essi ad attraversarla restituendoli a noi in forme d’arte. I fiori sbocciano…Presto raggiungerò il bosco questo il titolo di una mostra personale che fece allo Spazio (In)visibile a Cagliari circa sei anni fa. Il bosco è stato raggiunto. L’artista inizia a lavorare i suoi teli di lino dal 2012, un progetto lungo e meditato che ha avuto bisogno anche di pause di sedimentazione e di riflessione.

Dai profumi della salicornia, che ricopre di tappeti accesi di colore i confini salmastri tra la terra e il mare, alle foreste verdi di leccio, sughera, rovello e castagno, l’artista innalza le sue tele per catturare i colori e la forza del vento. Sono spazi del ricordo su cui s’imprimono i sogni, stoffe pazientemente plissettate che narrano del tempo come fanno gli anelli di accrescimento dei tronchi. Antiche gorgiere per nobili alberi a volte così antichi da aver visto nascere e morire gli dei.

 

L’idea di realizzare un bosco di tele trova una inusuale forza nella natura ambigua del soggetto stesso, interpretato secondo la duplice visione di madre benevola e matrigna a un tempo: l’idea si materializza in una selva selvaggia aspra e forte ma anche in luogo incontaminato, un Eden arcadico. Locus Horridus o locus amoenus? Tra le fronde si nascondono gli spiriti pagani, gli amori impossibili trovano rifugio: “Noi ritorniamo alla foresta, che ci protegge e ci salva. Vieni Isotta mia dolce amica” così diceva Tristano mentre gli alberi chiudevano i rami per nasconderli con le loro fronde. Luoghi di leggende, di timori ancestrali, d’ispirazione.  Indispensabili per la vita dell’uomo, un tempo immense, le foreste oggi rivelano tutta la loro fragilità e l’equilibrio precario in cui versano. La Sardegna conosce bene il disperato stato di salute dei suoi boschi ridotti ai minimi storici da uno storico sfruttamento scellerato protrattosi alle soglie dei nostri giorni, oggi rimpiazzato da imperdonabili incendi dolosi devastanti. Ma il bosco è anche una grande metafora per raccontare lo smarrimento dell’Io, le prove a cui la vita lo sottopone con le sue difficoltà. La letteratura regala innumerevoli esempi a riguardo.

Questa dicotomia è straordinariamente risolta dalle cortecce di Lalla Lussu che si lasciano attraversare mostrando magnifici colori tatuati sulla pelle, delicatissime trasparenze, bagliori di luce; ma tra le morbidezze degli impasti cromatici trova spazio la forza del tessuto trasformato in rovo irto da cui non è raro trovarsi graffiati.

 

Pur trattandosi di lavori su tessuto, sarebbe un errore ritenere le cortecce opere appartenenti al filone della fiber art; esse vanno interpretate come vere e proprie tele dis-armate. I colori sono scelti e accostati con consumata esperienza per ottenere un preciso carattere, stessa cosa dicasi per le forme date dal segno. Questi alberi appaiono tutti diversi ognuno con una propria personalità. Parlano, invitano, respingono. Raccontano un’artista dalla grande forza spirituale ma anche dalla più alta conoscenza della Storia dell’arte: i bagliori atmosferici di Giorgione e Tiziano, la poesia di Corot, i densi verdi di Courbet, i sinistri umori di Friedrich; i faggeti di Klimt, le pennellate di Van Gogh, le geometrie di Cèzanne, fino alle sintesi di Mondrian, per approdare al mondo informale e astratto della pittura liberata. Il bosco parla e le cortecce sono le sue lingue diceva Shakespeare, lasciamo quindi che questo coro ci avvolga con antichi canti, anche solo perun istante, al di là del tempo. Il piacere di smarrirsi per poi ritrovarsi.

Efisio Carbone

 

Associazione Culturale Invisibile _ Via Barcellona 75 ,09100 Cagliari_c.f. 92143910922