Caterina Lai

Peacekeeping

dal 8 al 28 Aprile 2017 |  Vernissage 8  Aprile 2017, 0RE 18:30

a cura di Roberta Vanadi ed Efisio Carbone

Dal testo di Roberta Vanali:

 

E’ Potente e altamente evocativa la materia plasmata dalle mani sapienti di Caterina Lai. Ha l’odore della sua terra, quella terra madre sacra ma al contempo matrigna, capace di generare tanta bellezza quanto dolore. Quella terra che tanto le ha dato e tanto più le ha negato. C’è tutta la sua infanzia e l’impeto di una natura primordiale, nei bassorilievi in bucchero, archetipi di terra e di fuoco, che affondano le radici nell’antica tradizione ceramica dorgalese, iniziata da Ciriaco Piras e proseguita dal padre dell’artista Simeone insieme al celebre zio Salvatore Fancello. Sembrano scolpiti nell’ossidiana, per l’effetto lucido dai riflessi metallici che si alternano a superfici opache, graffiate con vigore, e raccontano di antiche fiabe, di filastrocche e di proverbi rigorosamente in limba. Quando non affiorano parvenze di paesaggi in perpetuo movimento, come campi di grano agitati dal vento, cieli solcati da nubi di passaggio e mari in tempesta.

 

Dal testo di Efisio Carbone:

 

Come fango nelle mani di un Demiurgo Caterina Lai modella le sue piastre d'argilla ribollente e vulcanica per poi raffreddarla con sguardo severo in schegge vetrose, epitaffi del Tempo che guardano alla storia dell'uomo e alla sua violenza con ORRORE. Questo il titolo della grande installazione che si arrampica come edera pietrificata lungo le candide pareti dello Spazio (In)visibile. L'artista, con mano sicura, mossa da una sapienza antica, muove le dita con certezza: in lei pulsa la tradizione gloriosa della ceramica Sarda, la capacità di raccontare tradizioni e saperi del padre, il lampo geniale dello zio Salvatore Fancello il cui fulgido splendore venne spento, anzi tempo, dagli orrori della guerra. Sarà forse questo uno dei motivi per cui Caterina Lai ha sentito il bisogno di comunicare attraverso la ceramica, un impulso forte e bruciante che è riuscita a domare per tanti anni, frenata dal peso, il confronto, forse il troppo amore, per un'arte che ha vissuto fin dalla più tenera età, destinata esclusivamente alla linea maschile della famiglia.

 

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