ANGELO ZEDDA

CHRISTMAS WITCHES

dal 17 al 23 Dicembre 2015

a cura di Efisio Carbone

"Dichiaro, che tra le molte donne che io condussi al rogo per presunta stregoneria, non ve ne era una sola della quale avrei potuto dire con sicurezza che fosse una strega. Trattate i superiori ecclesiastici, i giudici e me stesso, come quelle povere infelici, sottoponeteci agli stessi martiri e scoprirete in noi tutti dei maghi."

(F. von Spee, confessore delle streghe condannate al rogo in Wurzburg 1631)

 

 

Angelo Zedda, artista quarantenne autodidatta che oggi si dedica all'assistenza di giovani con disabilità mentali e motorie, intreccia la sua straordinaria ossessione per le streghe con la tradizione iconografica occidentale nella versione che rappresenta le streghe come affascinanti donne incantatrici e non vecchie arcigne dalle fattezze mostruose. Il suo lavoro sulle streghe lo appassiona da più di dieci anni, ciò ha prodotto una copiosa serie di ritratti ed altre più rare scene di Sabba, accomunati da codici ripetuti quasi incessantemente.

Sembra quasi di trovare una metaforica rappresentazione dei saperi ancestrali tramandati oralmente, per generazioni, lungo un unico, diretto e lunghissimo asse femminile. Donne dai capelli rossi, tutte diverse ma simili, imparentate (?) hanno assicurato la sopravvivenza di un vasto mondo (altro) culturale-naturale, aborrito dalla scienza ufficiale per secoli, perseguitato dalla fede. Il potere  al femminile di salvare, lenire, guarire, ha ritrovato, in tempi tutto sommato recenti, una fondamentale rivalutazione che ha modificato l'immagine stessa della strega grazie anche ai preziosi studi affrontati dalle scienze antropologiche.

La forza seducente di queste figure incantatorie ancora turba e affascina, dopo tanti secoli, l'uomo moderno. Siamo lontanissimi dai fatti di Salem eppure la psicosi collettiva è dietro l'angolo. Ognuno di noi può mutare in strega se troppe dita lo indicano come tale. Poiché non è la bellezza o la bruttezza a fare una strega malvagia ma la diversità.

Con la sua profonda sensibilità Angelo Zedda ha ricondotto queste tematiche in miniature incastonate su cornici antiche che raccontano di case di nonne ormai silenziose, ricordi, profumi d'infanzia, saggezza raccolta sulle ginocchia dondolanti. Brani di memoria a cui tutti noi possiamo attingere in un continuo passaggio tra il nostro mondo privato e un senso civico collettivo.  "La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io" scrisse Carl Gustav Jung. E se,a ben guardare, le streghe di Zedda fossero degli autoritratti?

 

Efisio Carbone

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