La forza narrativa di Alberto Marci, classe 1985,  insieme alle sue grandi capacità tecniche acquisite nel campo della grafica e della stampa in anni di studi approfonditi, come quelli svolti presso Casa Falconieri, i master e le residenze in Italia e all'estero, restituiscono una serie di opere di grande freschezza dalla disinvolta struttura quasi calligrafica di ascendenza orientale. Intense campiture azzurre, trasparenti quanto liquide, circoscrivono piccoli atolli segnici forieri di contenuti reconditi. Sono luoghi su cui galleggiano sentimenti contrastanti veicolati da una stratificazione di significanti che posso essere ricondotti a due piani espressivi, uno visibile alla luce naturale, l'altro agli ultravioletti.

Gli esempi nella storia  di significati nascosti dentro un'opera d'arte  sono numerosissimi e assai affascinanti, spesso rapportabili a una volontà iniziatica: dall'anamorfismo dei maestri rinascimentali, come nel celebre Ambasciatore di Hans Holbein il Giovane, alle illusioni ottiche dei surrealisti, pensiamo alle Metamorfosi di Narciso di Dalì, solo per citarne alcuni. Nel campo dell'incisione molti artisti nascosero il proprio monogramma tra i segni che componevano l'immagine raggiungendo un risultato di mimesi talmente raffinato da essere stato svelato, per certi casi, solo in tempi assai lontani dalla realizzazione. Nell'arte contemporanea il discorso si complica ulteriormente poiché non è solo il significato ad essere celato in maniera più o meno voluta (a volte scompare del tutto) ma anche il significante. Nelle correnti optical, per esempio, l'organizzazione eidetica è tutta giocata sulla percezione, ossia la scoperta del segno.

 

Alberto sceglie l'utilizzo di colori fluorescenti per organizzare piani di rappresentazione "altri" rispetto all'impianto principale. Questa scelta ci porta ben al di là del tema scherzoso del titolo che pur dichiara una giusta dose d'ironia necessaria alla narrazione. Due racconti quindi, ma che si sovrappongono in maniera inscindibile. Se il primo è visibile ad occhio nudo, il secondo necessita del buio o della luce nera, la lampada  di Wood, la stessa che viene utilizzata per scoprire le ridipinture sulle tele antiche (i colori moderni non danno fluorescenza). Questa soluzione si innesta nel solco della Black light art, sviluppatasi intorno agli anni '70 per arrivare ai giorni nostri, grazie anche ai progressi tecnologici, a sperimentazioni sempre più sofisticate. Tra gli artisti più noti citiamo Beo Beyond, Kent Mathieu, Nielly Francoise e gli italiani Alfonso Lupi e Mario Agrifoglio, quest'ultimo, nel suo interesse a celare le immagini fluorescenti, più vicino al Nostro.

È indubbio che gli artisti utilizzino oggi i colori fluorescenti per rappresentare un mondo fortemente antropizzato, de-naturalizzato, elettrificato, dove le grandi metropoli non conoscono più la sensazione del buio, anzi svelano il fascino della loro natura quando, tramontato il sole, si accendono di mille colori accecanti. L'uomo vaga tra queste nuove giungle senza più bisogno di lanternino in cerca di un'ombra per riposare lo sguardo.

Alberto accoglie tale visione aggiungendovi  un'ulteriore carica metaforica associabile, probabilmente, a fatti di vita vissuta che, come fortunatamente accade per l'arte, riconduce a temi universali.

 

Efisio Carbone

ALBERTO MARCI

IO, TU E L'ESTATE

dal 13 al 29 Novembre 2015

a cura di Efisio Carbone

vedi di più nel sito dell'artista

Associazione Culturale Invisibile _ Via Barcellona 75 ,09100 Cagliari_c.f. 92143910922